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lunedì, ottobre 24

Calcolo valvola di espansione termostatica.

Calcolo valvola di espansione termostatica.

Per un corretto dimensionamento di una valvola di espansione termostatica del tipo meccanico si rende necessario conoscere e determinare i seguenti parametri:
tipo di refrigerante,potenzialità del evaporatore(Qe) temperatura/pressione di evaporazione(Te/Pe) minima temperatura/pressione di condensazione(Tc/Pc) temperatura del refrigerante liquido all’ingresso della valvola termostatica(Tl)caduta di pressione nella linea del liquido,distributore,evaporatore(deltaP)
a questo punto procediamo nel calcolo in questo modo:

1 determinazione della caduta di pressione a cavallo della valvola con la formula
deltaP = Pc-(Pe+deltaP)

2 poi passiamo alla determinazione della potenzialità richiesta alla valvola e quindi; utilizzare la potenzialità dell’evaporatore (Qe) per scegliere,con una determinata temperatura d’ evaporazione,la capacità di valvola necessaria. Se è necessario correggere la resa dell’ evaporatore in funzione del sottoraffreddamento.
NOTA: la resa di un evaporatore aumenta nel momento in cui del refrigerante liquido sottoraffreddatoentra nel evaporatore stesso (guadagno entalpico) per tale motivo puo essere selezionata una valvola di minori dimensioni.

Formula per la determinazione del sottoraffreddamento
Delta sub = Tc- Tl
Tutti i costruttori di valvole forniscono delle tabelle con i relativi fattori di correzione per il sottoraffreddamento,quindi scegliere l’appropriato fattore di correzione (Fsub) corrispondente al valore (delta sub) calcolato,e determinare la potenzialità richiesta alla valvola con la formula:
deltaQ sub  = Qe/Fsub

3 a questo punto passiamo all’orificio;utilizzare la pressione a cavallo della valvola,la temperatura d’evaporazione e la potenzialità dell’evaporatore calcolata per selezionare la corrispondente dimensione dell’oreficiosulle tabelle della potenzialità corrispondente al fluido refrigerante scelto.

Poi si passa a scegliere il tipo di carica termostatica e quindi con o senza mop e il campo di lavoro se normale o bassa temperatura e alla fine il tipo di equalizzatore se interno o esterno (in caso di notevoli deltaP attraverso l’evaporatore è sempre consigliabile un equalizzatore esterno)

Un esempio pratico:

Refrigerante r 134 potenza evaporatore (Qe) 6 Kw,temperatura di evaporazione (Te) -10°C,minima temperatura di condensazione (Tc) + 30°C,temperatura del refrigerante liquido (Tl) +20°C,caduta di pressione (deltaP) 1,5 bar.
Quindi elaborando i nostri dati come segue:

1 pressione di condensazione a +30°C – Pc = 6,71 bar
Pressione d’evaporazione a -10°C – Pe = 1,01 bar
DeltaP tot = 6,71-(1,01+1,5) = 4,2 . bar.

2 potenza richiesta dalla valvola:
deltaT sub = 30 – 20 = 10 . °C
dalle tabelle di correzione del sottoraffreddamento dei costruttori in corrispondenza al deltaT sub = a _10°C  si ricava un fattore di correzione pari a 1,08 e quindi la potenza della valvola è:
deltaQ sub = 6/1,08 =  5,55 . KW

3 dimensionamento orificio:
dalle tabelle a catalogo troviamo:
 refrigerante 134
caduta di pressione a cavallo della valvola 4,2 bar
temperatura di evaporazione – 10°C
potenza evaporatore calcolata 5,5 KW

ed ecco la nostra valvola con il relativo oreficio.

Nota:
la resa della valvola deve essere uguale o bi poco superiore alla resa calcolata dell’evaporatore.

giovedì, settembre 1

VALVOLE D’ESPANSIONE A SOLENOIDE PWM CASTEL

http://www.castel.it/MANUALI/ESPANSIONE_2011_ITA_WEB.pdf
VALVOLE D’ESPANSIONE A SOLENOIDE PWM DELLA CASTEL
serie 2028 è un bel prodotto italiano,facile da installare,smontabile e quindi non risente dei problemi legati alla brasatura,filtro interno meccanico,non eccessivamente rumorosa nel funzionamento,bobine maggiorate e dedicate,potenza frigorifera gestibile anche se un po limitata,dimensioni contenute,prezzo buono.
P.S. il controllo pulsante non è il massimo (le valvole passo-passo sono decisamente superiori) ma questo prodotto rispetto alle valvole termostatiche classiche risulta molto migliore,alimentazione piu' precisa del evaporatore,surriscaldamento gestito in modo piu lineare.
In attesa che il nostro costruttore di bandiera metta in produzione valvole del tipo passo-passo io montero' quelle pulsanti castel e quelle passo-passo parker, con driver pego su quelle PWM e eliwell sulle passp-passo.

Drive per valvole passo-passo eliwell



XVD_Dx_210x140.jpg





Drive per valvole passo-passo di eliwell,a mio avviso e lo strumento migliore rapporto qualità/prezzo andrebbe rivisto qualcosa nei parametri preimpostati,e il tastierino per la programmazione se si riuscisse a incorporarlo sarebbe un bel vantaggio. Da tener presente che la dove l'impianto non prevede una valvola solenoide N.C. a monte della valvola passo-passo si incorre in problemi di migrazione del refrigerante verso l'evaporatore con seri rischi. (colpi di liquido alla ripartenza del compressore) . Nei prossimi sviluppi speriamo che venga prevista una batteria di riserva ricaricabile integrata utilizzata per chiudere la valvola in caso di interruzione di corrente..      ( comunque ne ho montati vari, associati a valvole parker e i risultati sono veramente buoni,riesco a lavorare con un surriscaldamento di 3K)





In questo caso ci fu chiesto di conservare le fragoline di bosco per un periodo medio lungo.
Quindi doppio evaporatore biflusso,valvole passo passo e compressore ad inverter.
Il risultato è stato spettacolare!

Termoregolatore IDPlus 974


http://www.eliwell.it/product.aspx?id=18806

IDPlus 974


IDPlus 974,ottimo strumento,molteplici possibilità di app. estetica molto curata,funzioni estese a un po tutte le esigenze della refrigerazione e in emergenza anche in condizionamento,varie configurazioni predefinite per semplificare il lavoro,tasto on-off,cartelle di programmazione un po articolate,da notare le nuove sonde eliwell(le vecchie erano molto fastidiose,vedremo con queste nuove se abbiamo fatto un passo avanti.)
in pratica per chi fa assistenza questo strumento snellisce il numero di termoregolatori di questa tipologia da portarsi dietro. prezzo medio. (a me è piaciuto molto ne ho montati parecchi e sono molto contento)

Compressori ermetici alternativi Maneurop

http://www.danfoss.com/italy/businessareas/refrigeration+and+air+conditioning/products/literature/ra/compressors/maneurop-reciprocating-compressors/mtz-reciprocating-compressors-for-r404a-r134a-r407c-single/c9106716-a62a-42c6-a227-03a232b42392.html





Compressori ermetici alternativi Maneurop,macchine capaci di lavorare a condizioni veramente estreme,ottimi nelle applicazioni in alta espansione (in bassa non sono il massimo) morsetti a faston nei modelli piccoli non sono una grande cosa(come lo stesso di altre case) valvola di sovrapressione interna che in caso di pressioni eccessive apre verso la bassa,manca la protezione a termistori ma, sopratutto la dove ci sono problemi di rumore non sono assolutamente da prendere in considerazione,molte case di unità residenziali montano questa tipologia di compressore e vi garantisco che il rumore è alto. la dove non ci sono problemi di rumore questi compressori non danno problemi. (da fare attenzione alla sostituzione da MT con MTZ non sono compatibili) prezzo buono.

UMIDIFICATORI PEGO

http://www.pego.it/it/prodotti/umidificatori/serie-es/es-3m6m6122448
Molto pratico come installazione,pratico nella sostituzione e pulizia cilindro,pompa di scarico troppo delicata, contattori un po al limite,accesso ai morsetti elettrici da incubo(problema risolto con il nuovo master)guarnizioni di tenuta del cilindro un po scomode da posizionare,tasti icone e funzioni molto pratiche ed intuitive come da filosofia pego,estetica ottima, prezzi molto buono. (andrebbe rivisto il posizionamento del sensore di cilindro troppo pieno,in caso di un po di condensa in testa al cilindro da falsi allarmi.)

INVERTER SPORLAN

http://www.ise.es/web/uploads/noticias/100-80%20iSpeed.pdf

Ecco questi sono gli inverter che utilizziamo esclusivamente,dopo averne provati tanti modelli di marche diverse mi sono reso conto delle grosse prestazioni di questo apparecchio.Risulta molto preciso e stabile sia in tensione che in frequenza,parametri molto mirati per la refrigerazione,possibbilita' di avere i salti di frequenze critiche,ingombri molto contenuti,(ventola di raffreddamento un po troppo rumorosa,morsetti di connessione molto delicati e nei modelli piu grandi i morsetti sono molto scomodi da raggiungere,prezzi non troppo a buon mercato ma ne vale la pena).
Non voglio fare pubblicita' ma dare un parere oggettivo su questo ed altri componenti,quindi che nessuno me ne voglia ma saro' sempre sincero nei giudizi.
Ecco alcune delle applicazioni fatte:



















lunedì, agosto 29

Ritorno di liquido

Ritorno di liquido:
L’arrivo di un liquido al pistone del compressore puo' produrre delle pressioni molto elevate all’interno della camera di compressione. Questo dovuto alla non compressione dei liquidi. Questo liquido puo' essere refrigerante, olio di lubrificazione o una miscela di entrambi.
Il colpo di ariete si verifica quando un fluido, a causa di una forte compressione, aumenta enormemente la pressione e questa raggiunge valori cosi' elevati che possono occasionare delle deformazioni e delle rotture alle tubature, alle valvole e ad altri componenti.
Qui di seguito, vengono indicate in quali circostanze si possono verificare queste condizioni:
• Quando il compressore e' fermo e piu' freddo del condensatore, parte del liquido puo' accumularsi nello scarico del compressore.
• Quando si verifica un avviamento, il liquido puo' portare pressioni molto alte.
• Dopo un periodo di arresto prolungato, con il compressore piu' freddo del rimanente del circuito, puo' accumularsi del liquido nel carter del compressore insieme all’olio. Quando avviene l’avviamento l’olio va in ebollizione producendo molta schiuma. Se questa schiuma raggiunge l’altezza del pistone puo' entrare nello stesso e dal momento che l’olio non puo' comprimersi e che il movimento del pistone e' fisso si produrra' un aumento molto grande della pressione nel cilindro.
• Quando un compressore e' rimasto fermo per molto tempo, per esempio dopo un trasporto, viene accumulato olio nell’aspirazione cosi' che al momento dell’avviamento il compressore comprime direttamente l’olio.
Raccomandazioni
Si ritiene che possa essere molto utile risolvere i problemi e prolungare la vita utile dei compressori effettuando quanto segue:
  1. Un’analisi per constatare la vera causa dei guasti nell’impianto.
  2. Mettere la carica di refrigerante che indica la macchina
  3. Progettare il circuito frigorifero per fare si' che ritorni l’olio.
  4. Se ci saranno dei colpi d’olio o di liquidi al momento dell'avviamento bisognera' installare delle resistenze del carter o un pressostato a bassa pressione con solenoide di liquido.
  5. Non ribaltare mai l'impianto che contiene il compressore.
  6. Sostituire il filtro a setacci molecolari per uno ceramico e antiacido.
  7. Installare un pressostato di alta pressione o un minipressostato a 19 o 25 bar, a seconda del refrigerante.

IL RITORNO DELL'OLIO







I compressori frigoriferi necessitano di lubrificazione, a questo scopo il costruttore del compressore provvede al riempimento dello stesso di una certa quantità di olio, che deve, ovviamente, essere compatibile con il fluido refrigerante con il quale è a contatto.
Quindi, l’olio utilizzato per assicurare la lubrificazione del compressore frigorifero si miscela facilmente con i fluidi frigorigeni correnti.
Questa forte affinità dell’olio con il fluido frigorigeno è però all’origine di numerosi problemi, in generale poco conosciuti, che possono provocare delle avarie sia meccaniche (rottura delle valvole, grippaggio del compressore…), sia elettriche (bruciatura del motore), sia termodinamiche (mancanza di potenza frigorifera, interruzioni intempestive delle sicurezze…).

Perché l’olio è trasportato dal fluido frigorigeno?





In particolare, gli attriti tra pistoni e cilindri (o tra segmenti e cilindri) necessitano di una lubrificazione continua, per cui l’olio si trova sempre a contatto con il fluido frigorigeno all’interno dei cilindri.
In funzionamento normale, anche con un compressore nuovo o in perfetto stato, inevitabilmente una piccola quantità di olio viene trascinata dal gas fuori dal compressore, lasciando la mandata sotto forma di una nebbia composta di piccolissime gocce d’olio.
Inoltre, durante i periodi di arresto del compressore, l’olio contenuto nel carter assorbe inevitabilmente una certa quantità di fluido frigorigeno, secondo la temperatura dell’olio e la procedura di arresto della macchina.
Quando il compressore parte, la rapida caduta di pressione nel carter provoca una separazione altrettanto rapida del fluido frigorigeno dissolto nell’olio e, quindi, una notevole emulsione(schiumatura, che si può osservare attraverso la spia dell’olio).
Questa emulsione viene aspirata dai pistoni e mandata verso il condensatore.
È proprio nel momento di avviamento del compressore che la quantità di olio trascinata nel circuito è maggiore.

Quali problemi pongono questi trascinamenti?

Causa la grande affinità tra l’olio e il fluido frigorigeno, non si può impedire che una certa quantità di olio fuoriesca  regolarmente dalla mandata del compressore, verso il circuito frigorifero.
Dal momento che l’olio è destinato ad assicurare la lubrificazione degli organi mobili del compressore, il suo posto è nel carter e non nel circuito.
Diventa quindi necessario, da un lato limitare il più possibile questa partenza di olio, dall’altro assicurarsi che l’olio che lascia il compressore ritorni senza difficoltà nel carter, per giocare il proprio ruolo di agente lubrificante.
In effetti, se la quantità di olio che parte dalla mandata del compressore è superiore alla quantità che ritorna dall’aspirazione (restando intrappolato nel circuito), il livello nel carter può abbassarsi pericolosamente fino a non assicurare più la corretta lubrificazione.
Per di più, nel caso di ritorno anomalo del frigorigeno liquido nel carter, la quantità di fluido dissolto nell’olio diventa notevole.

All’avviamento, la violenta separazione del fluido dall’olio, provocato dalla rapida caduta di pressione nel carter, produce una fortissima emulsione che può disattivare la pompa dell’olio (se presente).
Questa fortissima emulsione può anche provocare un trascinamento dell’olio talmente intenso che il carter si svuota completamente al momento dell’avviamento, non permettendo più la corretta lubrificazione per un tempo più o meno lungo (lo schiumaggio caratteristico che accompagna l’emulsione è facilmente osservabile attraverso la spia dell’olio).

Lo stesso fenomeno avviene qualora ci fossero colpi di liquido ciclici (anche se leggeri), dovuti a surriscaldamento troppo basso oppure a brevi cicli di funzionamento del compressore (sia per l’azione di una sicurezza, sia per la regolazione),  che rischiano ugualmente di provocare un abbassamento pericoloso del livello dell’olio, dovuto agli impulsi notevoli della partenza e ai brevi tempi di funzionamento, che non permettono il ritorno normale dell’olio, per non parlare delle sollecitazioni statoriche.

Inoltre, se è installato un pressostato di sicurezza olio, il suo necessario ritardo di intervento provoca inevitabili danni dovuti alla cattiva lubrificazione nella fase di avviamento, determinando, più o meno a lungo termine, una distruzione meccanica irrimediabile degli organi mobili del compressore. Infatti, l’80% dell’usura meccanica del compressore avviene proprio nella fase di avviamento.

Esiste un altro problema quando la progettazione o il tracciato delle tubazioni principalmente di aspirazione, è mal realizzato. In effetti, invece di ritornare regolarmente verso il carter del compressore, l’olio può accumularsi dentro delle sacche o delle contropendenze…
Quando la sacca si svuota, un tappo di olio può essere brutalmente aspirato dal compressore e provocare un violento colpo d’olio, creando i medesimi danni di un colpo di liquido.
 La presenza di olio costituisce uno strato isolante all’interno delle tubazioni, che si interpone nello scambio di calore tra l’aria e il fluido frigorigeno, riducendo il coefficiente di trasmissione degli scambiatori termici (condensatore ed evaporatore).
Questa riduzione dello scambio termico è principalmente sensibile nell’evaporatore dove il fluido frigorigeno e l’olio si separano facilmente a causa della bassa temperatura, riducendone anche la potenza frigorifera.
Questa perdita di potenza non è assolutamente trascurabile e, in certi casi, può raggiungere anche valori del 20%.

 Velocità dei gas.























Bisogna ricordare che l’olio si miscela bene con il fluido frigorigeno allo stato liquido, quindi la sua circolazione nel condensatore e nella linea liquida non pone alcun problema.
Mentre nella linea di mandata e di aspirazione, dove il fluido frigorigeno è in fase gassosa, i due fluidi (olio liquido e refrigerante gassoso) hanno tendenza a separarsi, creando seri problemi di libera circolazione dell’olio e ostacolando il suo ritorno verso il carter del compressore. Quindi il problema del ritorno dell’olio si pone in modo differente nei vari tratti di tubazione.
Per il dimensionamento delle tubazioni bisogna fare dei calcoli precisi e minuziosi i quali danno la velocità minima del fluido refrigerante in relazione al tipo di gas, alle temperature di evaporazione e condensazione, al tratto di tubazione e alla posizione (orizzontale o verticale) della tubazione stessa. Bisogna tener presente che si deve raggiungere un compromesso tra la velocità del refrigerante (che potrebbe richiedere piccoli diametri) e la necessità di avere basse perdite di carico, per avere la massima potenza frigorifera, (che potrebbe richiedere diametri superiori).


In linea di massima si puo' dire che:
Nel tratto orizzontale, la maggior parte dell’olio scorre naturalmente nel senso della pendenza (quando esiste). In assenza di pendenza, se la velocità del gas è troppo bassa, l’olio ha tendenza a depositarsi per gravità e a ristagnare nella parte inferiore dei tubi. Per questo motivo la velocità del refrigerante nella linea di aspirazione dovrebbe essere intorno ai 3,5-3,8 m/s e, comunque, non inferiore ai 2,5 m/s
Nella linea di scarico del compressore, la velocità del refrigerante dovrebbe aggirarsi intorno ai 10-15 m/s e comunque non superiore ai 20 m/s, in modo da conservare una perdita di carico e un livello sonoro accettabile. In ogni caso non deve neanche essere inferiore ai 5 m/s.
Sul tratto verticale, il problema della risalita dell’olio si complica un po’ a causa dell’attrazione della forza di gravità che tende ad attirare il velo d’olio verso il basso.
Nei tratti verticali, per vincere il peso dell’olio e permetterne la risalita nella tubazione di aspirazione, l’esperienza ha dimostrato che l’olio risale facilmente se la velocità del gas è di circa 7,5-9 m/s e comunque non inferiore ai 5 m/s
Consiglio una pendenza minima di 12 mm/m, nel senso dello scorrimento del fluido, su tutte le tubazioni orizzontali.
Nella linea del liquido (dal condensatore all’organo di espansione), come già detto, il problema è ridotto a causa della buona miscelazione tra i due liquidi, per cui la velocità minima può essere di 1,5 m/s.

Influenza dei dislivelli sul ritorno d’olio.


Usando compressori alternativi, un primo problema si pone se il condensatore è situato più alto del compressore, con un dislivello superiore a tre metri.
Ad ogni arresto del compressore, la velocità del gas diventa nulla e l’olio contenuto nel tratto verticale ricade per gravità, rischiando di venire accumulato nella testata del compressore sul lato di scarico.
Quando il dislivello ha un altezza che supera i 3 metri, questa quantità di olio che può ritornare nella testata non è più assolutamente trascurabile, inoltre a causa della temperatura ambiente eventualmente bassa attorno al tubo di scarico una quantità di fluido frigorigeno, più o meno considerevole può condensarsi all’arresto e ridiscendere ugualmente verso la testata del compressore.
Questo accumulo di frigorigeno liquido e di olio nella testata rischia di provocare un violento colpo di liquido, alla rimessa in moto del compressore. (consiglio sempre una valvola di non ritorno allo scarico del compressore)
Lo stesso tipo di problema esiste quando l’evaporatore è situato al di sotto del compressore perché, all’arresto, l’olio contenuto nella colonna montante ricade ugualmente nella parte bassa del tubo. Come nel caso di un tubo di scarico, questa quantità di olio può diventare considerevole quando il dislivello supera i 3 metri.
Alla rimessa in moto del compressore, l’aspirazione del tappo di olio intrappolato nella sacca può provocare un violento colpo di olio.
Per evitare questo colpo di liquido all’origine di molte rotture delle valvole è indispensabile, quando il dislivello supera i 3 metri, installare una trappola di liquido (sifone) alla base di ciascuna colonna montante e rispettare le pendenze.
Abbiamo detto che per assicurare la risalita dell’olio sui tratti verticali delle tubazioni, la velocità del gas deve essere sempre superiore a 5 m/s, qualunque siano le condizioni di funzionamento.
Tuttavia tale velocità potrebbe essere insufficiente, quando il dislivello supera 7,5 metri circa, (sia su di un tubo di aspirazione che di mandata) il velo d’olio che sale lungo le pareti del tubo ha la tendenza a staccarsi e a ricadere per gravità.
Ovviamente più dislivello c’è e maggiore è la lunghezza del tratto verticale di tubazione e conseguentemente maggiore la capienza di olio.
A causa del grande dislivello, a ciascun arresto del compressore, la quantità di olio che ricade è quindi notevole e rischia ugualmente di ostruire completamente il sifone situato alla base della colonna montante.
Su una colonna montante di mandata, questo afflusso di olio, all’arresto del compressore rischia di ritornare nella testata se la trappola si riempie completamente e trabocca, provocando un colpo di olio all’avviamento seguente. In questo caso, la situazione è ulteriormente aggravata dal rischio di condensazione del fluido frigorigeno all’interno del tubo durante l’arresto.
Su una colonna montante di aspirazione molto alta, la considerevole quantità di olio che ricade nel sifone, all’arresto del compressore, rischia di essere aspirata al prossimo avviamento sotto forma di un tappo di olio, generatore di colpo d’olio micidiale per le valvole (la situazione può essere ancora aggravata da scorrimenti superflui di liquido dall’evaporatore).
Per evitare gravi avarie meccaniche del compressore, è necessario, quando il dislivello è notevole, installare un sifone ogni 3,5 m., sia sulle colonne montanti di mandata (compressore in basso), sia in quelle di aspirazione (compressore in alto).
Durante il normale funzionamento, l’olio può risalire di trappola in trappola senza mai avere la possibilità di ritornare alla trappola precedente. All’arresto, ogni trappola raccoglie una quantità di olio (o di liquido) ragionevole che non permette l’ostruzione completa.
Raccomando sempre di avere il minimo dislivello possibile, perché aumentando i  dislivelli e i sifoni necessari, aumentano anche le perdite di carico, a scapito della resa dell’impianto frigorifero.
Infine, notiamo che l’installazione di un separatore d’olio sulla tubazione di mandata non può risolvere completamente il problema dei trascinamenti di olio.
In effetti, un separatore d’olio, anche se perfettamente scelto e installato, lascerà malgrado tutto passare dall’1 al 2% (se va bene!) dell’olio che lascia il compressore.
Bisognerà ugualmente che quest’olio possa ritornare al compressore e le precauzioni da prendere per la scelta e il tracciato delle tubazioni restano quindi identiche.

Come realizzare un sifone





La funzione principale del sifone è quella di favorire la circolazione dell’olio nell’impianto frigorifero, ma anche quella di trattenere temporaneamente il liquido (olio o fluido frigorigeno condensato) alla base di tutte le tubazioni verticali, con dislivello superiore ai 3 metri.
Il sifone non è un serbatoio ed è quindi essenziale che la sua capienza sia la più limitata possibile, in modo da ridurre la quantità di liquido intrappolato evitando che notevoli tappi di olio possano essere messi periodicamente in circolazione nel circuito (soprattutto sull’aspirazione del compressore).
È preferibile utilizzare sifoni già fatti (a volte costano un po troppo), ma qualora non fossero reperibili, si possono costruire utilizzando un raccordo a «U» con raggio di curvatura molto stretto e due curve a 90°C, tenendo presente che la distanza deve essere la più corta possibile. È sempre essenziale rispettare le pendenze (almeno 12 mm/m).
Man mano che l’olio si accumula nel sifone, il suo livello sale riducendo la sezione di passaggio del gas, provocandone un aumento progressivo della velocità e una diminuzione di portata.
L’aumento della velocità e l’impatto del gas sul tappo d’olio favoriscono la sua scissione in finissime goccioline e il trascinamento dell’olio nelle tubazioni verticali sotto forma di una nebbia e di un velo d’olio che avanza lungo le pareti dei tubi, sotto l’azione meccanica della velocità del gas stesso.

Per Finire
Il ritorno dell’olio al compressore è essenziale per il buon funzionamento e la durata dell’impianto.
Naturalmente il problema è più importante tanto più grande ed esteso è l’impianto frigorifero, sia di refrigerazione sia di climatizzazione, come, ad esempio, nei supermercati di dimensioni medio/grandi, dove i banchi frigoriferi vengono alimentati da una centrale frigorifera multicompressore, spesso con condensatore remoto e dove anche l’impianto di climatizzazione, suddiviso a zone per esigenze termoigrometriche diverse, potrebbe essere alimentato da un’altra centrale frigorifera.
Il problema non è così marcato nelle macchine monoblocco (chiller o roof-top) e viene affrontato comunque dal costruttore della macchina stessa.
Anche nei piccoli impianti split il problema non esiste se si rispettano le caratteristiche di dislivello, lunghezza e diametri delle tubazioni, imposti dal costruttore del sistema.
Spero che questa rivisitazione sia di utilità comune e che possa chiarire (a chi ne avesse bisogno) alcuni aspetti (non tutti ovviamente, l'argomento è ancora vasto) riguardo ai problemi legati all'olio. 

PROBLEMI DI LUBRIFICAZIONE

 
Le principali cause che creano a un compressore problemi di lubrificazione sono:
  • diluizione dell’olio;
  • abbassamento del livello dell’olio;
  • perdita di viscosità causata da un eccessivo riscaldamento del compressore.
Diluizione dell’olio
Vedremo gli effetti dei problemi generati dalla eccessiva diluizione dell’olio dando per scontata la conoscenza delle cause.
Dopo lunghe fermate l’olio può essere fortemente diluito a causa della presenza di fluido frigorigeno e in alcuni casi si può avere una “separazione di fase”.

In tal caso la parte meno densa galleggia su quella più densa (normalmente composta da una percentuale predominante di refrigerante) che ovviamente occupa il fondo del carter, dove si trova il punto di pescaggio della pompa dell’olio. All’avviamento del compressore la pompa preleva una parte di quest’olio particolarmente diluito mettendolo in circolo sulle bronzine e su tutte le altre parti da lubrificare. In queste condizioni, l’olio tende poi a formare delle schiume che possono impedire alla pompa di funzionare regolarmente per un tempo più o meno lungo. Se tutto ciò riesce a rompere quel sottile film di olio che si è creato sulle parti rotanti, i due metalli entrando in contatto, si surriscaldano fino al punto di produrre piccole fusioni localizzate quando non si arriva addirittura al grippaggio e alla rottura. Non è detto che il fermo del compressore avvenga, obbligatoriamente, al primo avviamento, ma, sicuramente, quanto maggiore è il numero di avviamenti in tali condizioni tanto più grandi sono i danni che si determinano.

In questo caso la verifica è abbastanza facile, dato che le parti maggiormente soggette a grippaggio sono quelle che vengono lubrificate per prime; infatti, durante il tragitto, l’olio perde una parte del gas riportandosi a caratteristiche più compatibili con la funzione che deve svolgere.

Se, come normalmente accade, le bielle sono in alluminio e l’albero a gomiti in acciaio, può prodursi la rottura della biella, dalla quale si distaccano piccole parti di alluminio che si vanno a fondere sull’albero a gomiti. Il perno dell’albero a gomiti non presenta, in questi casi, particolari colorazioni dovute a elevati innalzamenti di temperatura dato che la fusione delle due parti è avvenuta quasi istantaneamente e il refrigerante, evaporando, ha favorito il rapido abbassamento della temperatura delle parti in movimento. Lo stesso aspetto si presenterà sulla biella la quale avrà i segni di una fusione con rilascio di materiale, ma non presenterà colorazioni da surriscaldamento.

Quando il fenomeno di diluizione dell’olio riguarda i pistoni, allora questi si presentano con vistose rigature nella zona del mantello e, a volte, anche nella zona delle fasce elastiche. Ciò è causato dal fatto che si è rotto il film di olio che riveste i cilindri e, per lo stesso motivo che abbiamo precedentemente detto, pistoni e cilindri sono entrati in contatto fra di loro iniziando una parziale fusione dell’alluminio dei pistoni.
 In casi meno eclatanti, si assiste a un’eccessiva usura degli elementi che portano le tolleranza di lavorazione a valori tali per cui alcune parti entrano in collisione. Un caso tipico è quello in cui il pistone sbatte contro la piastra valvole a causa di un eccessivo gioco tra testa di biella e albero a gomiti, oppure tra piede di biella e spinotto o entrambi. Quando si verifica questo fenomeno, il materiale definito “antifrizione”, di cui sono rivestite le parti rotanti, entra in circolo e si può ritrovare nella pompa dell’olio, su alcuni cuscinetti o in altre parti del compressore.
Questi casi sono dunque caratterizzati dalla fusione di alcune parti del compressore senza tracce di eccessivi surriscaldamenti.
Per contrastare il fenomeno della migrazione del frigorigeno, è sufficiente che il compressore, quando e fermo, si trovi sempre a una temperatura maggiore rispetto di quella dell’evaporatore; se ciò non fosse possibile, allora si deve ricorrere al riscaldamento del carter tramite apposite resistenze che vengono fornite dai tutti i costruttori dei compressori. Se al contrario la causa della migrazione del refrigerante è dovuta ad altre ragioni (tubazioni montate male, valvole che rimangono aperte ecc.) allora, poiché le resistenze del carter non sono in grado di far evaporare grosse quantità di refrigerante, occorre rivolgere l’attenzione altrove.

Abbassamento del livello dell’olio
Quando l’olio si abbassa eccessivamente nel carter la pompa non pesca più e le parti in movimento si trovano senza lubrificazione. Questo fenomeno produce, in un primo momento, un innalzamento della temperatura dei componenti meccanici a causa dell’eccessivo attrito e successivamente provoca il grippaggio delle parti in movimento.
In questo caso le parti danneggiate si presentano con una colorazione più scura del normale a causa dell’eccessivo surriscaldamento e tale colorazione è tanto più marcata quanto più il fenomeno è durato nel tempo. Le parti in rotazione, inoltre, presentano delle rigature ( nel senso della rotazione) causate dall’asportazione reciproca di materiale. Le superfici, quindi, hanno un aspetto molto diverso da quello assunto nel caso di eccessiva diluizione del refrigerante nell’olio.
La presenza di solchi non è sempre, tuttavia, un segno tipico dell’abbassamento del livello dell’olio: lo stesso danneggiamento può essere dovuto, ad esempio, ad alcune “impurità” dell’impianto venute in contatto con gli elementi in rotazione. La presenza di una colorazione scura in concomitanza di rigature è, al contrario, un sintomo di mancata lubrificazione.
L’abbassamento del livello dell’olio si ha, principalmente, nei seguenti casi:
  • brevi cicli di funzionamento;
  • eccessiva tendenza dell’olio a formare delle schiume;
  • tendenza del compressore a riversare delle quantità eccessive di olio nello scarico;
  • circuito frigorifero realizzato o montato in modo imperfetto.
  • Il funzionamento a brevi cicli può essere causato, principalmente da:
  • termostato con differenziale troppo piccolo;
  • sonda del termostato mal posizionata;
  • impianto sovradimensionato.
  • In tutti questi casi due circostanze intervengono a danneggiare il compressore.
La prima si riferisce al fatto che, durante l’avviamento, l’olio non entra subito in circolo, ma devono passare svariate decine di secondi prima che la lubrificazione si possa considerare ottimale. Durante questo tempo le parti in rotazione soffrono di mancanza di olio; il protrarsi di continui avviamenti e di quasi immediate fermate, provoca uno stress ai vari componenti del compressore.
Durante l’avviamento una maggiore quantità di olio lascia il compressore; in mancanza di un periodo sufficientemente lungo di funzionamento, l’olio rimane lungo le tubazioni senza ritornare al compressore.
Se il fenomeno di brevi cicli di funzionamento riguarda solo alcuni momenti stagionali la cosa migliore da fare è quella di creare dei carichi termici “fittizi” sull’impianto come, ad esempio, realizzare un by-pass con i gas caldi dello scarico (iniettandone una parte tra la valvola termostatica e il distributore) o riscaldare l’interno della cella con resistenze o con un sistema a inversione di ciclo.
Quando l’olio forma della schiuma, come normalmente accade all’avviamento, questa viene “catturata” dal frigorigeno e trascinata più facilmente al di fuori del compressore. Se il fenomeno persiste a lungo, non può più essere considerato un fatto normale e le cause devono essere ricercate (oltre a quanto precedentemente detto) nell’utilizzo di oli diversi da quelli raccomandati dal costruttore o dall’uso di oli troppo vecchi.

Riscaldamento eccessivo del compressore
Quando il compressore si riscalda oltre il dovuto, la viscosità dell’olio lubrificante diminuisce riducendone le prestazioni.

Questo fenomeno si palesa con:
  • un’anomala usura delle parti;
  • addensamenti gommosi;
  • fenomeni di carbonizzazione.
Un altro sintomo di eccessivo riscaldamento, è rappresentato dalle rigature sul mantello del pistone. Infatti in questo caso il coefficiente di dilatazione dell’alluminio (di cui è fatto il pistone) è maggiore rispetto a quello dell’acciaio o della ghisa (di cui sono fatte le canne dei cilindri) per cui la dilatazione riesce a rompere il film di olio provocando il contatto tra i due metalli. Anche nel caso in cui il pistone dovesse grippare, le fasce elastiche non si presentano rotte a meno che qualche scheggia del pistone non si vada a frapporre tra fasce e cilindro.
I fenomeni di carbonizzazione dell’olio si manifestano, normalmente, a cominciare dalle valvole di scarico dove, preferibilmente, tendono a concentrarsi e, con queste, a formare una massa unica. A mano a mano che il fenomeno cresce, si riduce, di conseguenza, la capacità di tenuta della valvola per cui, dopo un certo tempo il compressore gira senza più comprimere nulla. I gas di scarico, tuttavia, esercitano, comunque, ininterrottamente, una certa pressione sul cielo del pistone sia in fase di risalita, sia in fase di discesa; tale fatto genera uno sforzo anomalo tra la parte inferiore del piede di biella e lo spinotto. In queste condizioni è abbastanza facile che il piede di biella si trovi senza olio dato che la corretta lubrificazione può avvenire solamente con carichi alternati sullo spinotto. Infatti l’olio penetra nella parte inferiore del piede di biella durante la corsa di discesa e nella parte superiore durante la corsa di risalita. Se, al contrario, sul cielo del pistone s’instaura una pressione che mantiene lo spinotto sempre aderente alla parte inferiore del piede di biella, l’inversione tra lo spinotto e il piede di biella non può più aver luogo e da un’iniziale eccessiva usura, si può passare al grippaggio.
Questo fenomeno è sempre accompagnato dal cambiamento di colore delle parti che, come abbiamo visto, è sempre indice di surriscaldamento.


Le principali ragioni di un eccessivo riscaldamento del compressore, sono:
  • rapporto di compressione troppo elevato;
  • scarsa carica di refrigerante;
  • pressione d’evaporazione al di sotto del limite stabilito dal costruttore;
  • pressione di condensazione troppo elevata;
  • eccessivo surriscaldamento del gas all’aspirazione.
Tutte queste cause concorrono a ridurre la portata di massa del refrigerante e, di conseguenza la capacità di raffreddare a sufficienza sia il motore elettrico che le parti meccaniche.
Per avere un’idea della temperatura che raggiunge l’olio nei vari punti dell’impianto, occorre effettuare due misurazioni:
  • la prima sulla coppa dell’olio possibilmente il più vicino possibile al lato di scarico della pompa;
  • la seconda sulla tubazione di scarico ad una distanza dal rubinetto pari a sei volte il diametro della tubazione.
Occorre tenere presente che queste misure sono sempre inficiate da un errore per difetto a causa del diverso coefficiente globale di trasmissione del calore. Per ridurre al minimo tale errore, occorre prima di effettuare la misura, pulire molto bene (anche con tela smeriglio) le parti si cui si appoggeranno i termometri o le termocoppie, scegliere le parti maggiormente piane esenti da ruggine, ossidi o vernici e, alla fine, applicare una minima quantità di “pasta conduttrice”.
Temperature della coppa dell’olio maggiori di 80 ÷ 85°C sono da ritenersi pericolose così come temperature allo scarico maggiori di 130°C.


Consigli pratici

Alcuni consigli pratici di installazione.

http://www.ra.danfoss.com/TechnicalInfo/Literature/Manuals/01/PF000G106_Capitolo_09.pdf

Ricerca guasti

Sempre dalla danfoss un altro valido manuale dei principali guasti e dei relativi rimedi.

http://www.ra.danfoss.com/TechnicalInfo/Literature/Manuals/01/PF000G106_Capitolo_10.pdf

Note per l’installatore

Dalla danfoss un pratico manuale dei Più comuni componenti frigoriferi (a mio avviso molto valido)


http://www.ra.danfoss.com/TechnicalInfo/Literature/Manuals/01/PF000G106.pdf

Cataloghi luve

http://www.luve.it/cms/view/download/download/s120?

Cataloghi siarco

http://www.siarcorefrigeration.com/Down.asp?l=1&p=down

Cataloghi compressori bitzer

http://www.bitzer.de/ita/products/docu/doc_ov/2

Cataloghi compressori frascold

http://www.frascold.it/prodotti.htm

Cataloghi compressori dorin

http://www.dorin.com/jsp/Template1/SupportData.jsp?idobj=-4-&operation=open&Type=Download

Sistemi particolari di refrigerazione

Tubo a vortice di Ranque-Hilsch

Tubo a vortice di Ranque-Hilsch
Un curioso metodo per produrre aria fredda fu documentato durante la seconda guerra mondiale dal fisico tedesco Rudolf Hilsch, il quale a sua volta ne apprese l'esistenza da modelli sperimentali trovati nella Francia occupata, discendenti dal lavoro pioneristico del francese Georges J. Ranque.[2]
Il cuore del sistema è una piccola camera a forma di spirale, in cui entra tangenzialmente un getto di aria compressa. Ai due lati della camera sono collegati due tubi di lunghezza opportunamente calcolata, uno dei quali termina con un rubinetto. L'altro tubo è separato dalla camera a vortice da un diaframma con un foro di diametro pari a circa la metà di quello del tubo. Fornendo aria compressa ad una pressione fino a 1000-1200 KPa e regolando il rubinetto si ottiene la fuoriuscita di aria fredda da un tubo e calda dall'altro. La differenza di temperatura può arrivare a 50 °C.
Il principio di funzionamento non è molto chiaro ma implica probabilmente un effetto "Diavoletto di Maxwell"; lo strisciamento ad alta velocità delle molecole di aria sulle pareti della camera comporta forse la separazione di quelle meno energetiche, che si raccolgono al centro e sfuggono attraverso il foro del diaframma.
L'impiego pratico di questo dispositivo è molto limitato a causa della necessità di una fonte continua e cospicua di aria compressa ed al basso rendimento (è richiesta molta più energia per comprimere l'aria rispetto all'uso di altri metodi di refrigerazione).


Metodi acustici
Nel 2002, lo studioso di acustica Steven Garrett della Penn Stat University[1] ha presentato il progetto di un sistema di raffreddamento basato su onde acustiche. In un tubo di opportuna forma riempito con un gas inerte, vengono introdotte onde sonore di eccezionale intensità, che producono zone di compressione e zone di rarefazione del gas. Facendo in modo di concentrare le diverse zone alle due estremità del tubo è possibile trasferire calore.
Questa tecnologia è candidata a diventare standard nei frigoriferi del futuro, ma non prima della risoluzione di diversi problemi, tra cui l'eccessiva rumorosità.


Raffreddamento Laser
Trappola atomica su microchip

Normalmente si è abituali a pensare alla luce come portatrice di calore raggiante. La luce coerente del laser è sorprendentemente in grado anche di raffreddare un gas. L'apparato teorico alla base è decisamente complesso, ma in linea di principio, il fascio laser è utilizzato per perturbare il sistema inducendo le particelle a risuonare su stati energetici progressivamente inferiori, cedendo la loro energia cinetica in forma di emissione stimolata. Si può immaginare che un atomo assorba un fotone e ne emetta subito un secondo di energia pari all'energia del primo fotone più l'energia cinetica perduta dall'atomo. Associando il laser ad un campo magnetico in grado di trattenere gli atomi, si realizza una trappola magneto-ottica.
Il Premio Nobel per la fisica del 1997 fu assegnato per importanti studi sul raffreddamento laser, che hanno condotto alla realizzazione pratica del primo Condensato di Bose-Einstein.

Fenomeni termoelettrici

Accoppiando due conduttori metallici (termocoppia) si produce tra di essi una differenza di potenziale proporzionale alla temperatura della giunzione. Se inoltre si realizza un circuito chiuso costituito da due conduttori metallici diversi uniti alle estremità, si può osservare la circolazione di una corrente elettrica proporzionale alla differenza di temperatura tra le due giunzioni. Il fenomeno è noto come Effetto Seebeck. Se viceversa si induce una corrente continua nel circuito, si osserva una produzione di calore ad una giunzione e il raffreddamento dell'altra. Il fenomeno, chiamato effetto Peltier, è stato scoperto da Charles Peltier all'inizio del XIX secolo.
In tempi successivi si è osservato che il fenomeno è molto più intenso all'interfaccia tra un materiale semiconduttore e un metallo, permettendo la realizzazione di dispositivi di pratica utilità. Attualmente sono disponibili in commercio piastrine refrigeranti, dette celle di Peltier, realizzate collegando in serie molte giunzioni Peltier.
I vantaggi del raffreddamento termoelettrico risiedono nell'estrema compattezza ed affidabilità dovuta all'assenza di parti in movimento. Per contro si ha un elevato costo per unità di potenza refrigerante, che ne limita l'impiego ad applicazioni ad alto valore (congelamento di campioni biologici, refrigerazione di sensori CCD in telescopi e termocamere ecc) oppure dove la potenza richiesta è limitata, per esempio nei frigoriferi portatili da auto alimentati a batteria.

Vasche acqua gelida



Vasche acqua gelida


Vasche di Acqua Gelida ad Accumulo di Ghiaccio Perché l’accumulo di ghiaccio? A cosa ci serve e dove conviene?La TARIFFAZIONE MULTIORARIA dell’energia elettrica, applicata da molti dei gestori al fine di ridurre i consumi in determinate fasce orarie, può rendere CONVENIENTE L’ACCUMULO DI CAPACITA’ FRIGORIFERA attraverso la produzione e lo stoccaggio di ghiaccio all’interno di vasche di accumulo coibentate. Tale capacità frigorifera, prodotta in orari durante i quali il costo dell’energia elettrica è ridotto, può successivamente essere sfruttata per la PRODUZIONE DI ACQUA GELIDA nelle ore del giorno durante le quali il prelievo di energia elettrica dalla rete risulta più sconveniente Caratteristiche dell’impiantol’impianto da realizzare dovrà essere in grado di adattarsi alla potenza “termica” richiesta dall’utenza riducendo al minimo l’assorbimento di energia elettrica durante la fascia oraria in cui tale assorbimento risulta essere maggiormente costoso. Questi impianti sono utilizzati per produrre acqua gelida, a temperatura prossima allo zero centigrado. Ciò avviene per lo scioglimento del ghiaccio precedentemente accumulato su batterie di tubi immerse in una vasca colma d’acqua, grazie al lavoro della macchina frigorifera abbinata. Questa può essere una unità condensatrice, che alimenta le batterie della vasca per espansione diretta del fluido refrigerante; ovvero un refrigeratore di liquido, che alimenta le batterie della vasca con acqua glicolata portata a temperatura negativa. L’accumulo di ghiaccio consente di immagazzinare, in tempi predeterminati, grandi quantità di energia frigorifera con bassa potenza elettrica impegnata e con funzionamento soprattutto notturno, quando il carico elettrico dell’utente è basso ed è possibile utilizzare tariffe di energia elettrica più convenienti. La temperatura dell’acqua gelida nella vasca si mantiene pressoché costante fino al totale esaurimento del ghiaccio accumulato. L’acqua gelida viene quindi utilizzata, con circolazione a circuito chiuso, per il raffreddamento, tramite scambiatori di calore, di prodotti o processi. L’acqua di ritorno nella vasca stabilizza immediatamente la sua temperatura grazie ad un sistema di agitazione con soffianti d’aria.
PRINCIPALI UTILIZZI DELL’ACQUA GELIDA:
Industria alimentare: Lattiero-casearia: raffreddamento di latte e derivati, nella pastorizzazione, nello stoccaggio in serbatoi, nelle vasche di rassodamento, nei maturatori, nelle salamoie. Enologica: controllo della fermentazione dei mosti e stabilizzazione dei vini. Lavorazione di: creme, brodi, sciroppi, succhi di frutta, liquido d’uovo. Condizionamento dell’aria.


METODO DI SCELTA DELL’IMPIANTO:

Va determinata preliminarmente la capacità frigorifera necessaria giornalmente, attraverso la valutazione della quantità di calore da asportare con l’acqua gelida, con la seguente relazione:Q = M x C x ΔT dove:

Q = quantità di calore da asportare (Frigorie).

M = massa del prodotto da raffreddare giornalmente (kg).

C = calore specifico del prodotto (Kcal/kg °C), si può assumere il valore unitario.

ΔT = differenza di temperatura iniziale e finale del prodotto da raffreddare (°C).

Determinata Q, si procede alla scelta del modello di vasca, che abbia una capacità frigorifera di accumulo cautelativamente superiore al necessario.

E’ necessario quindi stabilire il tempo, in ore, a disposizione per l’accumulo, in funzione del tipo di servizio che dovrà svolgere l’impianto e della potenza elettrica disponibile. Infatti al diminuire del tempo richiesto per l’accumulo, cresce sia la potenza frigorifera resa dalla macchina abbinata, che la potenza elettrica installata.
Alcune nostre applicazioni: